Il Museo della Moda e del Costume ai Musei Mazzucchelli

Nelle sale delle antiche scuderie di villa Mazzucchelli, sede dei Musei Mazzucchelli, é ubicato il Museo della Moda e del Costume. La collezione è costituita da circa 5.000 pezzi, comprensivi di abiti, accessori, cappellini, fazzoletti, ombrellini, ventagli, guanti, monili, biancheria intima e da casa, paramenti sacri, strumenti da lavoro, abbigliamento infantile e giocattoli, cronologicamente databili dalla metà del Settecento fino alla nascita dell’alta moda nel Novecento.

Il Museo della Moda e del Costume presso i Musei Mazzucchelli (Brescia)Una collezione di abiti etnici del XIX e XX secolo arricchisce il fondo del museo. Tra i materiali che compongono le ricche raccolte vi sono, inoltre, fotografie storiche, stampe antiche, cartoline e figurini dell’Ottocento e del Novecento, che costituiscono una sezione specifica di documenti iconografici sull’evoluzione del gusto vestimentario in età moderna. Il percorso espositivo si articola in sei sezioni.

Le sezioni del Museo della Moda e del Costume

La moda femminile. Abiti e accessori lungo un secolo di storia

Il patrimonio vestimentario documenta un arco cronologico tra i più interessanti della storia della moda, dalla fine dell’Ottocento a tutto il Novecento che si arricchisce continuamente. Dire moda vuol dire raccontare l’evoluzione di un gusto, ma soprattutto ricostruire il ruolo e le caratteristiche della società del tempo che l’ha generata. I mutamenti culturali che fanno da sfondo alle diverse fogge - qui rappresentate da una quindicina di abiti e da un cospicuo numero di accessori, tra pochet e borse, scarpe, ombrelli e monili da toilette -definiscono il passaggio dallo status della donna quale “angelo del focolare” verso la moderna silhouette della moglie e madre che lavora fuori casa.

Il costume etnico. Asia, Africa, America

Preziosi chimoni e sari in seta ricamata si affiancano a caffettani in velluto e casacche in lana grezza, dove emerge, oltre ai vivaci accostamenti cromatici, l’abilità della lavorazione artigianale che spesso contempla anche la tintura con elementi naturali, di origine animale o vegetale. Preziosi decori a motivi geometrici o fitomorfi aprono una finestra sulle diverse funzioni “sociali” dell’abito, oltre che sui suoi significati rituali. Ogni pezzo, indumento o monile, condensa i valori culturali della comunità che l’ha realizzato, manifestando la tipicità di quei luoghi, attraverso la riproduzione essenziale, ad esempio, degli alberi che ne caratterizzano il paesaggio oppure mediante l’inserimento, soprattutto nei gioielli, di conchiglie e di altri elementi naturali. Gli strumenti e i materiali legati alla filatura e alla tessitura completano la saletta, sottolineando il richiamo all’artigianalità della confezione.

La biancheria

La produzione del corredo costituisce, per ogni ragazza, l’obiettivo primario della preparazione alle nozze. Spesso confezionato già a partire dall’età adolescenziale, esso impegna le future spose in un lavorio paziente, supportato spesso da insegnamenti casalinghi o da corsi gestiti da istruttrici esterne. Riposto in cassoni ampi, esso è ampiamente documentato soprattutto nel corso dell’Ottocento: consta essenzialmente di indumenti di biancheria intima oltre che, soprattutto, di lenzuola, finemente tessute a telaio e ricamate con motivi figurativi o geometrici, oltre che col nome della nubenda o, ancora, con scritte benaugurali. La biancheria intima segue di pari passo le caratteristiche dell’abito soprastante. Lunghi e aperti sia davanti che dietro i mutandoni, e ampie pure le vesti e le sottogonne almeno fino agli anni venti del Novecento, quando il repentino mutamento delle condizioni professionali della donna, comportano l’alleggerimento anche dell’intimo. Gli astringenti busti sono sostituiti dai più morbidi reggiseni, mentre le calze, un tempo di seta, cucite lungo la linea posteriore del polpaccio e della coscia, cedono il posto alle fibre sintetiche, tessute con macchinari che ne eliminano, sempre più, le cuciture.

Lavori attorno al focolare domestico

L’ampio spazio riproduce una cucina d’epoca: il fuoco ne costituisce il fulcro, non solo visivo, a documentare che, proprio la cucina, almeno fino ad alcuni decenni fa, costituiva il cuore pulsante della casa. Numerose sono pertanto le testimonianze materiali, soprattutto oggetti in legno, che fanno da sfondo ad alcuni abiti femminili della fine dell’Ottocento e dei primi decenni del Novecento. Un’ampia selezione di strumenti per la cucina riempie gli spazi della credenza e della madia, tra piatti e posate, paioli in rame, girarrosti, zangole per la produzione del burro, oltre a bilance e stampi in metallo. Un’ampia selezione di ferri da stiro, oltre ad uno strizzatoio professionale, documenta la contiguità degli impegni domestici.

I Pinocchi della collezione Tosi

Giovanna Briani Tosi ha avviato la sua preziosa collezione di Pinocchi giocattolo a partire dalla metà del Novecento: ha potuto così rintracciare un nucleo consistente di pezzi che datano dai primi anni del secolo scorso al 2000, realizzati nei materiali più diversi. C’è il burattino filiforme di pezza che reca sottobraccio il mitico abbecedario con le lettere ritagliate da quaderni storici, oppure il modello di cartapesta e sabbia di manifattura campana, o ancora i più tradizionali prototipi in legno e stoffa che risalgono agli anni Venti. Con il deposito offerto dalla signora Tosi, la sezione dedicata del Museo della Moda e del Costume si arricchisce così di un significativo nucleo di balocchi, testimoni dell’intramontabile fortuna del burattino-bambino italiano.

La cameretta del bambino

Senza distinzione tra modelli maschili e femminili, i completi da neonato sono caratterizzati, almeno fino all’inizio del Novecento, da pochi ed essenziali elementi, quali le fasce che ne avvolgono il corpo, una vestina lunga fino ai piedi, cuffia e bavaglino. Nella collezione un posto di rilevo è rappresentato dai completini da battesimo: confezionati con tessuti preziosi, spesso sono destinati a vestire, in pendant, anche la mamma e le damigelle che seguono la ceri-monia. Quale prolungamento della sala monografica dedicata ai Pinocchi balocchi, la cameretta del bambino è corredata di giocattoli d’epoca, realizzati per lo più da familiari pazienti, nel caso di quelli di legno, oppure prodotti in latta. Una selezione di bambole storiche, prima di cartapesta e legno, poi in porcellana, documenta l’alta specializzazione del settore, di provenienza francese, inglese e tedesca, oltre che nazionale. 

 

Un video dedicato a Il Museo della Moda e del Costume ai Musei Mazzucchelli

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