Il festival dei perdenti di Mario de Rosa

Il festival dei perdenti di Mario de Rosa

Un brano inedito, scritto da Mario De Rosa per trovaqui.it, tratto da Il Festival dei perdenti.

Convenevoli, scritto da Mario de Rosa

Un brano di Mario De Rosa, scritto per trovaqui.itCorri, corri e basta, che le spalline del tuo vestito riusciranno a tenere su il mondo giusto pochi minuti ancora... e facciamo presto, facciamo crollare tutto, lasciamo che ci cada il cielo in testa e che mi ritrovo le stelle infilate a caso nelle orecchie... mano nella mano, con la fretta di entrare in casa. Vedo solo i tuoi occhi chiari e le tue gambe morbide, nient’altro. Forza, che potremmo morire senza aver mangiato vita… sono stanco di avere liofilizzati anche sotto al letto . Le chiavi non entrano ai primi tentativi nella serratura, graffiano la superficie della mia porta come se fossimo gatti randagi che cercano di farsi aprire da qualcuno, che hanno bisogno di caldo… il cuore ha già perso qualche battito mentre salivamo le scale.

Dentro.

Non sbottonarmi la camicia mentre mi lecchi i denti, strappa tutto, piuttosto, che non sia mai che qualcuno si metta ad essere educato, quando l’ignoranza e l’amore esplodono insieme. Siamo quasi nudi, avvinghiati e in attesa. Siamo agli ultimi metri di una corsa. E’ il rush finale, con il tuo cuore fra i miei incisivi e le tue dita nei miei occhi e i tuoi denti entrano dentro al mio collo per fare male. Tiriamo via tutto, prendiamo tutto ciò che riposa sul tavolo, ogni singolo oggetto, e diamolo in pasto al pavimento. Lanciando tutto a sproposito, disegnando cerchi con le mani per farci spazio sulla superficie scura, dove si sdraiano i nostri corpi chiari e accesi, come scintille. Senza vedere, alla cieca, come se l’amore ci avesse passato la mano sugli occhi per chiuderli.

Non sono mai stato così nudo, prima mi spogliavo soltanto… e il calore brucia cantando, canta e brucia, poi brucia e basta, sale dal basso ventre, scalda il petto, scioglie ogni brina che avvolge le arterie, fonde i pensieri fra le pareti della mente lasciandoli gocciolare… rincolliamo i pezzi dei nostri giocattoli vecchi e li inventiamo nuovi. Voglio solo respirare in mezzo alle tue gambe, annegare un bacio altrimenti insipido nell’acqua di mare, voglio solo che mi avvolgi nel tuo abbraccio e nel tuo sesso… due corpi vivi, quattro pareti… una di queste ha una porta chiusa che fa tutt’uno col muro,  mentre i tuoi capelli riempiono di colore la stanza. Rubo ogni goccia di te, non come un borseggiatore, ma come un bambino che roba biscotti. Prendimi, graffia più che puoi,  che magari domani non avrò più la pelle. Ti chiudi, come un pugno, fra gli spasmi e il sudore. Resta qui vicino, che voglio accarezzarti finché ho le mani. Amare la tua schiena come si ama la strada verso casa, amare il tuo collo come si ama Dio… bisbigliando una preghiera o un grazie sottovoce, finché non ci ritroviamo in piedi, uno dietro l’altra, davanti allo specchio messo in croce sulla parete, con te, così piccola e accaldata. Porti qualcosa di bello in quel riflesso, mentre mi mordi le dita.

-Ti amo.

-… E’ proprio un bel casino… Credo di amarti anch’io.

Stampo forte il mio bacio contro la tua bocca, per farti sentire che non sono mai stato così felice, dalla prima volta che ti ho vista, mezz’ora fa’, sotto casa, mentre scendevi dalla macchina. Ti amo davvero.

-Comunque io mi chiamo Diego.

-Io Matilde… 

-Piacere di conoscerti.

Un video dedicato a Il festival dei perdenti di Mario de Rosa

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