Il Nebbiolo e la viticoltura in Valtellina

La viticoltura valtellinese si sviluppa in prevalenza sul versante retico della Provincia di Sondrio, che gode di un clima più favorevole grazie alla perfetta esposizione a Sud, con la sola eccezione di due conoidi posizionati nei Comuni di Albosaggia e Villa di Tirano. A causa della difficile situazione orografica, la coltivazione avviene in appezzamenti terrazzati di ridotte dimensioni, sostenuti da muretti a secco che creano uno straordinario effetto paesaggistico. I muri di pietra che delimitano le terrazze sono di un’entità ciclopica, stimabile in oltre 2500 Km di sviluppo lineare.

Viticoltura in Valtellina: il vitigno NebbioloÈ per questo motivo che l'inserimento nella lista dei patrimoni tutelati dall'Unesco dei terrazzamenti della Valtellina si avverte come sempre più pressante e dovuto, al fine di poter tutelare un paesaggio che, nella sua bellezza, rappresenta anche un'importante risorsa per il territorio. La cura onerosa di queste strutture è un’ulteriore difficoltà che si somma a quelle tecniche ed ambientali che caratterizzano ogni agricoltura di montagna.

Il Nebbiolo, localmente chiamato Chiavennasca, è la qualità prevalente del vitigno valtellinese. Ad esso si affiancano i vitigni minori valtellinesi Rossola, Pignola e Prugnola e numerosi altri.

Ermanno Olmi, grande maestro del cinema italiano, nel suo ultimo lavoro, il film-documentario “Rupi del Vino”, pone al centro dell’opera cinematografica la Valtellina, le vigne e i vini, con lo scopo di comunicare quanto di eroico è stato fatto nei secoli in questa terra. Il vino valtellinese è frutto della fatica del lavoro dell’uomo che, con operosità e sapienza, si è rapportato in modo positivo a questo ambiente montano realizzando un territorio coltivato che ancora oggi, e anche per il futuro, è e sarà testimonianza di capacità produttiva, amore per la natura e valorizzazione paesaggistica.

Cenni storici

La coltivazione della vite in Valtellina ha origini certamente molto lontane nel tempo. La pratica della viticoltura è attestata da numerose fonti documentali, che ne confermano la storicità ed il rilievo. In passato la vite è stata la principale fonte di sostentamento delle popolazioni locali in quanto il vino rappresentava una merce di scambio con altri generi di prima necessità.

La viticoltura in Valtellina: il vitigno del NebbioloI vigneti terrazzati sono una realtà che si è andata formando attraverso il lavoro di secoli. Lo sfruttamento agricolo del territorio e la sistemazione a terrazzamento è riconducibile in epoca pre-romana a popolazioni liguri. La produzione, di ottima qualità, aumentò gradatamente in epoca medioevale.

Nei secoli successivi, lo sviluppo fu pressoché continuo e la zona vitata continuò ad espandersi, ma il grande impulso viticolo risale all'inizio del Cinquecento quando i Grigioni si impossessarono della Valtellina. È di quel periodo la fama dei vini della Valtellina che iniziarono a viaggiare verso Nord. L’Ottocento fu caratterizzato da un abbassamento dei parametri qualitativi delle produzioni enologiche e dall’arrivo delle grandi malattie crittogamiche.

Recentemente, dopo la notevole contrazione della superficie vitata che ha caratterizzato la seconda metà del XX secolo, sono evidenti segnali positivi di ripresa , con un maggiore coinvolgimento delle nuove generazioni e il recupero della qualità dei vini valtellinesi. Lo standard qualitativo di eccellenza raggiunto viene confermato dai numerosi premi e riconoscimenti anche internazionali assegnati alle case produttrici principali che fa ben sperare per il futuro.

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