Castello di Thun: la storia del castello della Val di Non

LA STORIA E IL RESTAURO

Alla fine del Medioevo la famiglia Thun era già vasta e ramificata, ricca e potente. Possedeva in Trentino e in particolare in Val di Non una rete strategica di castelli e fortezze, fra cui primeggia il maniero di Thun, che domina la valle circostante da un osservatorio privilegiato. Armonico risultato di varie fasi evolutive succedutesi nei secoli, è un esempio tra i più interessanti di architettura castellana. Unisce il bel palazzo signorile e gli ampi giardini ad un complesso sistema di fortificazioni, costituito da torri, bastioni, fossati e muraglie.

Il Castello di Thun dopo il restauro, Val di Non, TrentinoL’aspetto più affascinante del Castello di Thun è che non ha mai smesso di essere abitato, conservandosi nel tempo come dimora arredata, specchio del gusto della famiglia, ma anche del confort e delle esigenze pratiche degli esponenti di un ricco casato. Dopo il tracollo delle fortune della famiglia, che determinò, nel 1871, la vendita del palazzo di città al Comune di Trento, il castello passò nel 1926 al ramo boemo della famiglia, che non solo mantenne l’uso residenziale, ma contribuì alla conservazione dell’edificio e all’arricchimento dell’arredo. Così, quando alla scomparsa dell’ultimo abitante Thun, Zdenko Franz Thun Hohenstein, la Provincia di Trento decise di espropriare per pubblica utilità il castello, nel 1992, entrò in possesso non solo di un monumento, di uno scrigno di memoria, ricco di collezioni d’arte, di una preziosa biblioteca, di uno straordinario archivio, ma anche dell’aura della vita vissuta, per secoli, da una stirpe illustre di importanza internazionale, che segnò con le sue vicende la storia trentina e mitteleuropea. L’archivio della famiglia, poi, è una delle raccolte di documenti più importanti e significative dell’intera regione. Custodito fino al 1992 proprio nel castello, era consultabile, grazie alla intelligenza e alla generosità dei proprietari, fin dall’Ottocento. L’illustre studioso Tommaso Gar ebbe modo di dichiarare che una storia del Principato trentino e della Contea del Tirolo non potrebbe essere scritta senza consultare queste antiche carte. L’archivio fu purtroppo in parte venduto al ramo boemo della famiglia nel 1879, per fronteggiare la grave situazione economica del casato trentino. Nonostante questo, conserva una quantità tale di pergamene, registri, buste, mappe, da renderlo una testimonianza e una fonte essenziale.

I THUN. Breve cronistoria di una grande dinastia

La famiglia Thun è documentata fin dal 1050, citata come «illi de Tono» nel 1190 assume la forma tedesca Thun. Vassalli dei Flavon e degli Appiano, estesero il loro potere acquisendo altri castelli nelle valli del Noce: Castel Bragher a Taio, Castello di Castelfondo, Castello di Altaguarda nei pressi di Livo e Castel Caldes in Val di Sole. Dalla matricola nobiliare tirolese (1472) ascesero al rango di baroni nel 1530 e di conti del Sacro romano impero nel 1629. Già sul finire del XIV secolo i Thun furono divisi in numerose linee. Capostipite di quella boema fu Giovanni Cipriano (1569-1631). La rete di possedimenti e le permute fra cugini, uniti alla disponibilità di denaro da prestare agli Asburgo, avvicinarono i Thun ai principi della contea, che guidarono con Sigismondo nel 1446. Con Massimiliano I spiccano fra i nobili trentini alla corte di Innsbruck. Sigismondo «l'oratore», nella guerra rustica del 1525, fu fra i protagonisti della repressione, poi sostenne l'elezione di Cristoforo Madruzzo al vescovo di Bressanone. Oratore imperiale al Concilio, entrò nel governo di Innsbruck. Sigismondo Alfonso nel 1668 venne eletto principe vescovo di Trento dopo esserlo stato di Bressanone. Con la durezza del suo comando resistette alle pressioni di Innsbruck e Vienna, un cronista ricorda il suo essere «severo per giustizia, il che non molto piaceva ai sudditi». Pietro Vigilio fu ultimo principe vescovo della dinastia. Il contrasto fra l'assolutismo «barocco» vescovile e quello asburgico, illuminista, segnò la sua epoca, sulla cattedra di San Vigilio dal 1776. Nel 1796 fuggì a Passau mentre i francesi dilagavano nella pianura padana. Matteo Thun fu detto infine “il liberale”. Respirando l'aria cittadina, partecipò ai moti del '48 a favore dalla separazione dal Tirolo tedesco. Venne arrestato perché sospettato di aderire alla Giovane Italia, contribuì alla promozione della biblioteca e del museo pubblici. Il conte Zdenko del ramo boemo, fu l'ultimo abitante del Castello di Thun. Riposa nella chiesetta di San Martino vicino al maniero. (L’Adige, giovedì 14 gennaio 2010).

IL CASTELLO

Il Castello di Thun dopo il restauro, Val di Non, TrentinoDalla metà del XIII alla fine del XIX secolo, la rocca fortificata di Belvesino, in vista di una dozzina di castelli, fu culla, fortezza e splendida dimora di una delle più potenti e antiche famiglie di origini trentine. Fino alla morte del conte Zdenko Franz Thun Hohenstein della linea boema di Teschen, il 30 luglio 1982, il maniero dei Thun fu permanentemente abitato, dimora avita custodita con cura, e nei secoli cambiò aspetto in ossequio ai mutamenti del gusto, si rinnovò nelle dotazioni e negli arredi, fu scrigno di documenti di archivio e ricca biblioteca. Un complesso monumentale custode di tesori accumulati nei secoli, venuti tuttavia in parte meno a partire dalle spoliazioni di arredi ed armi ad opera delle truppe francesi (1797) e, soprattutto, nell'Ottocento, a causa della cessione di parte dell'archivio e dalla dispersione del patrimonio artistico per le necessità finanziarie del conte Matteo Thun, che l'Austria sospettò fosse membro della Giovine Italia, ritenuto finanziatore di campagne garibaldine. Le origini. La famiglia dei Tono fu autorizzata ad erigere un castello sul dosso «delle Visioni» nel 1199. Acquisita la rocca di Belvesino, nel 1240 i Thun la fortificarono con un primo giro di mura, potenziando le difese nel 1422, in seguito alle contese fra il Principato vescovile e la Contea del Tirolo. Dell'epoca è la torre nord del complesso, riedificata nel 1691 dopo i danni di un incendio. Ma il castello era già stato trasformato per la necessità di riparare i danni di un rogo precedente (1528): in conseguenza di questo furono costruiti «rivolti» in muratura, scale e balconi in pietra.

Il Cinquecento.

Le difese della prima cinta muraria furono potenziate dalle quattro torri d'angolo: la torre della polvere e la torre di Francesco Agostino, la torre di Basilio e quella della Biblioteca. Sono dello stesso secolo la porta blasonata tra le due torri delle prigioni (1541), la porta «spagnola» (1566), forse mutuata da un manufatto iberico da Giorgio Thun al rientro dal viaggio in Spagna al seguito dell'imperatore Carlo V. La stanza del vescovo. Sigismondo Alfonso Thun resse le sorti del Principato dal 1668 al 1677 rinnovando il maniero e, secondo la tradizione, costruendo la celebre «stanza del vescovo». In realtà, come fa notare Paolo Dalla Torre nella sua «Ipotesi» (Arte e potere dinastico. Le raccolte del Castello di Thun dal XVI al XIX secolo, Provincia autonoma di Trento, 2007), «la datazione del decoro ligneo delle pareti e quella del soffitto non corrispondono alla stessa epoca». La stanza, splendidamente rivestita in legno di cirmolo, con il letto a baldacchino in cui morì Pietro Vigilio Thun, ultimo principe vescovo di Trento, fu probabilmente spostata di un piano nel Novecento.

Il Settecento.

Alla metà del secolo, principe vescovo un altro Thun, Domenico Antonio, venne realizzata la scala a due rampe. Tomaso Giovanni Thun (1737-1796), principe vescovo di Passavia, si dedicò poi all'ampliamento del complesso. Il mastio fu modificato e sopraelevato, mentre lungo la strada fu eretta l'edicola poligonale dedicata a San Giovanni Nepomuceno. (L’Adige, giovedì 14 gennaio 2010).

LE TAPPE DEL RESTAURO

Dopo le spogliazioni napoleoniche e le vendite decise da Matteo Thun (1812-1892), il complesso venne ceduto a Francesco Thun, del ramo boemo della famiglia, che con il figlio Zdenko arredò il castello e lavorò ai giardini all'italiana nel campo. Nel 1992 la Provincia di Trento acquisì l’intero complesso quadri, arredo, archivio e biblioteca di 7.300 libri. Dopo l'acquisto la Provincia è intervenuta sulle coperture e ha installato un impianto di allarme e uno antifulmine. Per aprire gli esterni, sono stati poi effettuati il restauro e consolidamento delle cinte murarie, la sistemazione dei cortili e dei giardini, le reti tecnologiche, i servizi, i locali di abitazione del custode. Per togliere l'umidità, nel 2001 sono stati avviati interventi di deumidificazione delle murature e di risanamento degli intonaci, realizzando un cunicolo aerato perimetrale al Palazzo comitale e un impianto di elettro-osmosi. Nel 2007 i progetti impiantistici, il restauro e recupero del secondo e del terzo piano del Palazzo Comitale, di parte delle due torri sulla prima cinta muraria, della torre di Basilio e della Biblioteca. Nel 2009 sono stati restaurati i locali esterni al loggiato dei Cannoni per gli accessi alla biglietteria, ai servizi igienici e allo spazio family. (L’Adige, giovedì 14 gennaio 2010).

foto di ApT Val di Non

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